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    La Stevia, il dolcificante ideale e più salutare per le proteine.

    Stevia Rebaudiana

    La stevia rebaudiana è una pianta perenne erbaceo-arbustiva, appartenente alla famiglia delle Astracee nativa del Paraguay e del Brasile. Il genere stevia comprende oltre 300 specie e la rebaudiana è la più popolare poiché utilizzata come dolcificante al posto del comune saccarosio o del fruttosio.

    Geograficamente si distribuisce principalmente nella zona dell’america centrale e meridionale e cresce ad altitudini comprese tra 500 e 3000 metri. La scoperta della stevia risale al 1899 per mano dei Antonio Bertoni, direttore della Facoltà di agraria di Asuncion in Paraguay. Le foglie di stevia rebaudiana contengono una miscela molto complessa di glucosidi steviolitici (o steviol glucosidi), tutti caratterizzati da un nucleo comune (o aglicone) denominato steviolo, che si differenziano solamente nei costituenti glucosidici legati al C-13 e/o al C-19.

    I glucosidi steviolitici maggiormente presenti nelle foglie di stevia rebaudiana sono: lo stevioside (5-10% del peso secco), il rebaudoside A (2-4% del peso secco), il rebaudoside B e il rebaudoside C (1-2% del peso secco) e il ducloside A) 0,4-0,7% del peso secco). Lo steviolbioside e rubusisude sono presenti in tracce.
    A seconda della specie e del tipo di coltivazione (terreno, irrigazione, clima) il numero e contenuto di questi glucosidi può variare. Il suo potere dolcificante rispetto al saccarosio è di 300 per lo stevioside, 250-450 per il rebaudoside A, 300-350 per il rebaudoside B, 50-120 per il rebaudoside C, 50-120 per il dulcoside A e 100-125 per lo steviolbioside.

    L’analisi chimica della pianta ha quantificato la presenza di proteine (6% del peso secco), lipidi(5% del peso secco) e altri composti quali steroli, triterpeni, flavonoidi ecc.
    Dal punto di vista colturale e commerciale la stevia rebaudiana viene principalmente utilizzata come dolcificante naturale. L’incremento dell’obesità, di dismetabolismi, del diabete, di patologie multiple croniche come la sindrome metabolica, ha spinto le industrie alimentari e ridurre l’apporto di zuccheri semplici (glucosio-saccarosio e fruttosio) nei loro prodotti, cercando sostanze dolcificanti che potessero sostituirle senza creare danni collaterali all’organismo umano. Sappiamo tutti la scarsa sicurezza e gli effetti genotossici e cancerogeni dei dolcificanti ed edulcoranti artificiali (caso eclatante l’aspartame), per questo motivo nell’ultimo decennio si è cercato di puntare sulla stevia come nuovo prodotto da utilizzare al posto degli altri.
    Anche le ditte di integratori alimentari e sportivi stanno capendo l’importanza di abbandonare i vecchi dolcificanti per utilizzare la stevia, offrendo un prodotto naturale, più salubre e con proprietà salutari rispetto ai dolcificanti artificiali.
    L’azione dolcificante della stevia è data principalmente dallo stevioside e dal rebaudoside A e a parità di potere dolcificante risulta che una foglia fresca di questa pianta è pari ad un cucchiaio di zucchero. Inizialmente anche questo composto era stato bandito in Europa per via della sua possibile attività genotossica e cancerogena, ma in realtà, studi successivi, hanno smentito tale ipotesi riportando un effetto non mutageno (negativo al test di Ames) e non genotossico. Per quanto riguarda la cancerogenicità della stevia la comunità scientifica è fortemente combattuta portando studi controversi dove ad essere utilizzate sono miscele non pure (standardizzate a circa l’80% in glucosidi), per tale motivo la EFSA,la FAO e l’OMS hanno stabilito che la dose massima consentita è di 2mg/Kg di peso corporeo.
    I glucosidi steviolitici vengono assorbiti a livello intestinale e trasformati in steviolo che poi viene espulso tramite urine e bile (feci).
    Gli effetti sull’organismo sono molteplici, ma il principale e quello più interessante è l’effetto anti iperglicemico. Molti studi hanno dimostrato come estratti di stevia rebaudiana somministrati oralmente a soggetti diabetici, abbiano ridotto del 35% il contenuto di glucosio ematico (glicemia). Inoltre si è notato come lo stevioside presenti un’azione insulinotropica (capacità di indurre la produzione di insulina tramite amplificazione del segnale cellulare) nelle cellule pancreatiche di topo isolate, avendo anche un’azione anti iperglicemizzante. Lo stevioside presentando un potere dolcificante molto alto se ne utilizza una quantità molto ridotta e quindi non comporta un aumento calorico nella dieta di un individuo.
    Un altro studio ha visto come in soggetti con diabete di tipo II supplementati con stevia ed aspartame, hanno visto come nel gruppo sperimentale (stavia group) vi era una riduzione del tasso di glucosio nel sangue post-prandiale del 18%, cosa che non avveniva nel gruppo controllo (aspartame group). Inoltre si è notato come la stevia non aumentasse l’appetito di questi soggetti.
    Correlata sempre all’azione insulinotrpica è l’attività antiinfiammatoria, che la stevia presenta in soggetti affetti da insulino resistenza. Si è notato come la stevia rebaudiana eserciti questa azione andando a ridurre la concentrazione e quindi la formazione di tutti i markers infiammatori quali TNF-a, IL-6, NF-kB, IL1B, IL10. Questa azione consiste nella downregulation del fattore NFkB che permette di aumentare la sensibilità insulinica di tutte le cellule corporee, portando ad una migliore captazione del glucosio ematico.
    È stato evidenziato anche un’attività antiipertensiva soprattutto a livello di aumento della vasodilatazione e della diuresi. Questo effetto non è immediato ma si avverte dopo 40 giorni dall’utilizzo di stevia e studi a lungo termine (1 anno con 0,75g/die e 2 anni con 1,5g/die) hanno mostrato come i markers per l’ipertensione erano tutti migliorati, facendo notare come tale prodotto presenti una certa sicurezza a lungo termine e può essere utilizzato come un valido supporto per la terapia antiipertensiva.

    BIBLIOGRAFIA:

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    La Stevia, il dolcificante ideale e più salutare per le proteine. ultima modidfica: 2015-03-23T10:35:32+00:00 da Andrea Angelozzi